Cos'è la Violenza|Il Dizionario della Violenza|Normativa

ABUSO
È il “metodo” con cui si esplica la violenza. Abusi fisici, psicologici, sessuali, affettivi, economici, ecc… Sono gravi ingerenze che una persona, grazie alla sua posizione di potere, compie nella vita di un’altra persona contro la sua volontà, oppure approfittando della sua mancanza di consapevolezza o di libertà psicologica. Gli abusi hanno conseguenze gravissime, non ultima quella di “invischiare” la vittima nel senso di colpa per l’abuso subìto: è comune negli abusanti il manipolare la propria vittima per farle credere di aver voluto l’abuso o di averlo indotto col suo comportamento.

CENTRI ANTIVIOLENZA, ASSOCIAZIONI, CONSULTORI, GRUPPI DI AUTO AIUTO
In questi ultimi anni molte sono le strutture costituitesi in aiuto di chi subisce violenze. Offrono diversi tipi di sostegno a tutte quelle donne che vogliono liberarsi e avere nuove opportunità. Ogni organizzazione forma specificatamente i propri operatori e lo stesso fanno coi professionisti del settore (psicologi, avvocati, assistenti sociali, religiosi, volontari, ecc.).

CONFLITTO
Dimensione normale e sana delle relazioni umane, utile alla crescita e alla vita stessa delle relazioni: imparare a gestire il conflitto è indispensabile perché da un lato questo raggiunga le sue finalità e, dall’altro, perché i comportamenti non degenerino portando le persone a valicare il confine con la violenza.

CONTROLLO
Il controllo sugli altri è il risultato della manipolazione e della violenza: controllando i nostri affetti, ma non solo, nelle loro azioni, scelte, sentimenti, il violento riesce a mantenere il potere, il diritto ad agire violentemente, nonché la sicurezza economica.

DIPENDENZA AFFETTIVA
Una delle conseguenze della violenza è la dipendenza affettiva del perseguitato nei confronti del persecutore: fa leva sul sentimento, sul senso del dovere, sul desiderio di portare a compimento un progetto di vita, sul senso di responsabilità della vittima. In un certo senso, quanto più forte essa è, tanto più è capace d’amore, e tanto maggiore sarà la violenza che subirà: cercherà sempre di comprendere, assecondare, aiutare l’oppressore; tenterà di tutto pur di mantenere in vita la relazione, rinuncerà ad amicizie, al lavoro, agli interessi personali: tutto il suo essere è impegnato con la persona da cui dipendono felicità o disperazione, a cui tutto viene perdonato, in un crescendo di intensità della violenza

DISTACCO
Nell’ambito della violenza non esiste per la vittima altra soluzione che il distacco – immediato, totale, irrevocabile – dal violento. Tutti i tentativi di ‘spiegazione’, tutte le aspirazioni a lasciarsi in modo civile, finiranno inevitabilmente per trasformarsi in ulteriori violenze, per dare al violento pretesti e armi per rivalse e vendette successive, per confondere e allungare i tempi ‘tecnici’ e per far soffrire maggiormente le altre persone implicate (figli, ecc.). Mentre nelle relazioni conflittuali è infatti utile il dialogo, con o senza l’aiuto di uno specialista al contrario nelle situazioni di violenza ogni dialogo riattiverà le modalità violente, causando ulteriore sofferenza alla vittima.

EGOISMO
Sentimento di interesse esclusivo per se stessi che genera atteggiamenti di ricerca del proprio utile, anche se a danno degli altri. Nei contesti oppressivi, purtroppo, con un deleterio fraintendimento si usa il termine negativo ‘egoismo’ anche per il sano sentimento che spinge alla realizzazione di se stessi, quando ciò si scontra con la volontà di un ‘violento’ o comunque di una persona che vuole controllare.

ISOLAMENTO
Tipica situazione in cui la vittima viene spinta dal violento dopo essersi liberata. Già prima, all’interno della trappola della violenza, è spontaneo limitare i rapporti con gli altri, sia per il malessere che toglie il gusto della vita, sia per il timore di scenate e figuracce.

LIBERTÀ
Sconosciuta a chi ha vissuto anni, decenni o la vita intera nella violenza (è frequente che chi nasce in un contesto psichicamente e/o fisicamente violento, si leghi a partner violenti, considerando ‘normali’ le modalità comportamentali in cui è stato educato), la libertà è un bene fondamentale.

MENZOGNA
Dichiarazione contraria alla realtà. Nei casi di violenza psichica spesso si tratta di vera ‘architettura della menzogna’: il violento psichico utilizza la realtà invertendola o distorcendola per danneggiare la vittima. Il violento costruisce negli anni una vera e propria strategia della menzogna,  affinandone le ‘regole’ e addirittura vantandosene, nel trasmetterla alle persone sotto il suo controllo.

MOBBING
L’insieme di molestie, mortificazioni inflitte ad una persona per emarginarla, ostacolarla, isolarla nel gruppo, opprimerla, negarle i diritti. La parola è nata nell’ambito lavorativo e utilizzata anche in ambito familiare, scolastico, sportivo, ecc. Il mobbing è una tremenda forma di violenza psicologica in grado di provocare nella vittima, oltre all’estrema sofferenza e ai danni concreti, anche vere e proprie patologie psicofisiche.

PAURA
Il termine indica stati emotivi di diversa intensità: timore per conseguenze ipotetiche; paura fisica; preoccupazione per i propri cari; timore per la propria reputazione; stati più intensi, fino al terrore, per scenate, urla, violenze, ritorsioni, ricatti; ecc. La paura della vittima è, insieme, un blocco paralizzante per la vittima e uno strumento nelle mani del violento.

PERDONO
Molto spesso accade che persone, oppresse da anni di violenze, si impegnino con tutte le loro forze non a liberarsi, bensì a perdonare e continuare a sopportare.

POTERE
Il fine del violento è il controllo di una o più persone: non solo sulle azioni, ma sui sentimenti, sui beni (denaro, proprietà, oggetti), sulle scelte di valori etici e morali, sulle decisioni di vita; in molti casi, esiste il desiderio di possesso e il dominio del corpo fisico: ciò può essere al livello sessuale, ma assume le più diverse forme. Infatti una persona può desiderare di tenere sottomessa e legata a sé un’altra ‘rovinandone’ il corpo.

RICATTO
Il ricatto è uno degli strumenti della violenza; che sia affettivo o economico, psicologico o materiale, ha due valenze: riuscire a far compiere ad una persona, o ad ottenere da lei, qualcosa contro la sua volontà e operare una pressione che comunque, anche nel caso di ribellione al ricatto stesso, produce sofferenza e mina l’equilibrio della persona.

SOFFERENZA
È l’effetto della violenza: può arrivare ad essere tremenda, a portare le persone sull’orlo del suicidio o a commetterlo. Anche se si tratta ‘solo’ di violenza psicologica, la sofferenza può arrivare ad essere estrema: malessere intenso e profondo, paura per sé e per i propri cari, un pugnale che si rigira nel cuore ad ogni respiro, fitte lancinanti che risvegliano di soprassalto dal sonno più profondo, disturbi di digestione, di cuore, ecc… È insieme alla disintegrazione dell’io uno dei due segnali fondamentali che permettono di riconoscere di aver superato il confine tra conflitto e violenza.

STALKING
Deriva dal linguaggio tecnico - gergale della caccia e letteralmente significa “fare la posta”: può essere individuato in “una serie di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza, alla ricerca di un contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni o comportamenti”. I comportamenti persecutori sono definiti come «un insieme di condotte vessatorie, sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati che inducono nella persona, che le subisce, un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore». Non sono le singole condotte ad essere ritenute persecutorie quanto la modalità reiterata nel tempo che provoca nella vittima sentimenti di forte disagio. I protagonisti dello stalking sono: il "persecutore" o molestatore assillante (l'attore) la vittima la relazione "forzata" e controllante che si stabilisce tra i due e finisce per condizionare il normale svolgimento della vita quotidiana della seconda, provocando un continuo stato di ansia e paura, elementi fondanti e imprescindibili della "sindrome del molestatore assillante" per configurarla concretamente e darne la connotazione soggettiva che gli è propria.

TATTICA
Nei casi peggiori, il violento elabora lucidamente strategie e tattiche per annientare la vittima: calunnie, menzogne costruite, mobbing, ricatti, isolamento, terreno bruciato. La preda ribelle va annientata, schiacciata, rovinata. Esistono violenti che, a tavolino, ‘ripassano’ le tecniche di famiglia, ‘studiano’ tecniche mafiose, di guerra, utilizzano tutto persino le tecniche sportive (per esempio la pesca all’amo!) o quelle terroristiche; contemporaneamente si procurano alleati che li ‘giustifichino’, spesso entrando a far parte di comunità politiche o religiose: si fingono infervorati, fino ad arrivare all’attivismo, al misticismo. Tutto ciò fa sì che le situazioni evolvano secondo schemi comuni, tanto da divenire una conferma, per le impaurite ex-vittime ancora piene di dubbi, che gli accadimenti vanno veramente inquadrati nei casi di violenza e, alla fine, questo serve a confermar loro di non essere ‘mostro’, come il violento accusava.

TRAPPOLA
È quell’inferno nascosto dentro le mura di casa (o dell’ufficio, della scuola, della caserma, ecc.), uno stato di cui la vittima si vergogna e tenta di nascondere all’esterno: la trappola diviene sempre peggiore, invisibile quindi, ma capace di controllare e/o paralizzare tutti all’interno.

VERGOGNA
La trappola della violenza è come una ragnatela che avvelena e tortura intere famiglie (o altri contesti), un inferno in cui man mano le persone perdono la facoltà di rivestire i loro ruoli, mentre liti incrociate, mancanza di rispetto reciproco e sofferenza le paralizzano: tipico delle manovre del violento è ridurre i figli al disprezzo e alla violenza verso una persona prima amata e rispettata, a odi incrociati e alleanze strumentali ai suoi scopi. È la vergogna, sommata alla paura, all’indecisione e all’ignoranza degli strumenti esistenti in difesa delle vittime, ad impedir loro di chiedere aiuto. Per questo pudore di mostrare all’esterno il proprio inferno, le vittime stesse rendono invisibile la trappola della violenza. La vergogna delle vittime è un sentimento che il violento trasforma a suo vantaggio in ulteriore ricatto per prolungare nel tempo l’assoggettamento della vittima e il controllo del gruppo.

VIOLENZA
«Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata». Art. 1 Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne, 1993

VIOLENZA ASSISTITA
È quella violenza fisica, psicologica, sessuale, economica compiuta sulle figure di riferimento di un/una minore e/o su altre figure significative – adulte o minori. Di questa violenza il/la minore può fare esperienza direttamente (quando viene vista e sentita) o indirettamente (quando è a conoscenza della violenza) e/o percependone gli effetti. Vivere in continua situazione di stress, tensione e ansia, assistere regolarmente alla violenza esercitata da uno dei due genitori contro l’altro, produce conseguenze negative di varia natura. I minori che assistono alla violenza sono bambini traumatizzati, che spesso manifestano il proprio disagio con reazioni e comportamenti difficili da comprendere per chi vive loro accanto (parenti, amici, insegnanti, ecc.). Questi bambini corrono il rischio di diventare adulti con difficoltà a trovare un proprio equilibrio e a costruire relazioni sane.

VIOLENZA ECONOMICA
È basata su forme dirette e indirette di controllo riferite, che limitano o impediscono di disporre di denaro, fare liberamente acquisti, avere un proprio lavoro, focalizzate quindi sull’indipendenza e la gestione economica.   Es.: ostacolare la ricerca o il mantenimento di un posto di lavoro, non permettere di disporre di un conto in banca, essere esclusa dalla gestione del denaro familiare, rinfacciare qualsiasi spesa, appropriarsi dei beni, fare acquisti importanti senza la consultazione del parere della moglie/convivente

VIOLENZA FISICA
Qualsiasi forma di aggressività e di maltrattamento contro le donne, contro il loro corpo e le cose che a loro appartengono. Spesso è esercitata con forza, l’obiettivo è indurre sottomissione attraverso la paura. Es.: pugni, schiaffi, spintoni, strattoni, botte, distruzione di oggetti, altri maltrattamenti di vario genere.

VIOLENZA PSICOLOGICA
Si manifesta con attacchi diretti a colpire e ledere la dignità personale, l’autostima, l’autodeterminazione attraverso atteggiamenti volti a ribadire continuamente uno stato di subordinazione e una condizione d’inferiorità. Es.: critiche continue, insulti, umiliazioni, denigrazioni anche in presenza di altri, continuo controllo, tentativo di isolare le donne da parenti e amici, minacce contro la persona, contro i figli o la famiglia.

VIOLENZA SESSUALE
Qualsiasi imposizione di coinvolgimento in attività e/o rapporti sessuali senza il consenso, sia all’interno che al di fuori della coppia. Può manifestarsi attraverso molestie (verbali, relazionali, visive, fisiche) ovvero in comportamenti indesiderati di natura sessuale che offendono la dignità della donna. Es.: rapporti sessuali forzati, costrizione a guardare o utilizzare materiale pornografico, avances sempre più pesanti, richieste di rapporti sessuali impliciti o espliciti, contatti intenzionali con il corpo, ricatti a seguito di rifiuti.



Riferimenti bibliografici e sitografici
CURCI P., GALEAZZI G. M., SECCHI C. (2003), La sindrome delle molestie assillanti – Stalking, Ed. Bollati Boringhieri
FABBRONI B., GIUSTI M.A.() Vittima-persecutore. Il mondo dello stalker, Ed. Universitarie Romane

 


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